02/05/2009

"Bella Ciao", inno d'Italia

bellaciao.jpgRinfresco questo blog ancora in fase di rodaggio con una provocazione: facciamo di "Bella Ciao" il nuovo inno d'Italia.

Dunque, prima di tutto va detto che questi sono giorni frenetici per l'ANPI di Arcevia. Il 25 aprile abbiamo organizzato la quarta edizione di "Scriviamo la Liberazione", il meteo è stato clemente ed il pubblico ha partecipato come sempre. Quest'anno abbiamo avuto anche canti e musica grazie agli amici di Senigallia che torniamo a ringraziare per la disponibilità e per la simpatia. Ne è seguito un bel pranzo al ristorante la Baita... è stata davvero una bella giornata! Qualche giorno dopo, il 29, si è svolta una riunione dei tesserati ANPI per discutere sulla Conferenza organizzativa che si terrà a Chianciano a fine giugno. Il prossimo fine settimana si svolgeranno le celebrazioni per il 65esimo anniversario dell'Eccidio di Monte Sant'Angelo che vedrà come oratore ufficiale, domenica 10 maggio, Guglielmo Epifani.

Nel frattempo la cronaca nazionale ci ha restituito episodi degni di nota. Uno su tutti: il 25 aprile il Capo del Governo ha finalmente fatto il grande passo prendendo parte attiva alle celebrazioni e rendendo omaggio insieme al Presidente Napolitano all'Altare della Patria. Non è comunque mancata la solita querelle su "pacificazine" e "parificazione" ed una ciliegina finale, una vera e propria chicca, proveniente dal premier: "la Festa della Liberazione è la Festa della Libertà". Non so perché... ma l'assonanza è un po' preoccupante ;-)
In ogni caso, a differenza di quanto successe l'8 settembre 2008, nessuno scontro vero e proprio, giusto alcune puntualizzazioni, sempre opportune a mio parere, sul fatto che il giudizio storico deve essere sì affiancato, ma mai sostituito, dal comune sentimento di pietà per quanti persero la vita in quegli anni tragici.

E' tuttavia dalle cronache locali che sono emersi fatti significativi che hanno come protagonista proprio la nostra amata "Bella Ciao".

Prima notizia: ad Alghero (SS), già lo scorso anno il sindaco aveva posto il veto sull'esecuzione di Bella Ciao da parte della banda locale durante le celebrazioni per la Festa della Liberazione. Ne era seguita una coda polemica. Parte della cittadinanza si era mobilitata organizzando una manifestazione spontanea con tanto di corteo lungo le strade cittadine, naturalmente intonando la canzone. Quest'anno la storia sembrava ripetersi, sennonché - le buone notizie fanno sempre piacere - durante il corteo ufficiale la banda ha intonato "Bella Ciao" e tutti i partecipanti l'hanno cantata. Tutto è bene quel che finisce bene ;-)

Seconda notizia: a Rovigo, durante le celebrazioni per il 25 aprile, non appena la banda cittadina ha intonato "Bella Ciao", un consigliere comunale del PdL si è allontanato in segno di protesta! Da quanto risulta sulla stampa locale lo stesso ha sostenuto come la sinistra ancora una volta voglia impossessarsi della storia di tutti e della memoria di tutti... mah!

Terza notizia: ad Aosta sembrava che il 25 aprile la banda non dovesse suonare "Bella Ciao". Motivo: non figurando tra gli inni ufficiali, la canzone non poteva essere eseguita durante il picchetto dei militari. Sul suo blog il segretario del PRC Ferrero aveva anticipato, il 22 aprile, che il Ministro della Difesa La Russa aveva diffuso una circolare interna per vietare alle bande (presumo bande "militari") di eseguire la canzone della Resistenza. Lo strappo, a quanto pare, si è ricucito: il Ministro ha smentito l'esistenza della circolare e la mattina del 25 aprile all'apertura delle celebrazioni la banda municipale ha intonato "Bella Ciao" durante il corteo delle associazioni d'arma e combattentistiche.

Che dire? Io credo che vi sia un grosso equivoco di fondo, che parte proprio dalla difficoltà e dall'imbarazzo, per alcuni, di assumere la Resistenza come valore condiviso. Parliamo di Bella Ciao: è il canto della Resistenza, era intonata da tutti i partigiani al di là delle appartenenze politiche. Ed è ancora una canzone melodicamente bellissima, poetica e struggente, piena di speranza e di amore. E non è una canzone di "sinistra" anche se è innegabile che, di fatto, ad amarla ed a cantarla sono più coloro che si identificano con una certa parte politica... Ma questo è forse un demerito? E vale poi a scalfire il valore simbolico di quella canzone?
Il fatto è che tutti dovrebbero amarla e cantarla, perché intonare questa canzone significa, in fin dei conti, rendere omaggio alla Resistenza, alla Costituzione e dunque alla nostra cara Italia.

Per paradosso, ma è così, "Bella Ciao" è la canzone più patriottica che abbiamo, un inno da cantare, almeno qualche volta, tutti insieme.


Per approfondimenti:

Alghero
- http://www.inviatospeciale.com/2009/04/ad-alghero-bella-c...
- http://notizie.alguer.it/n?id=23651
- http://www.algheronotizie.it/articoli.php?id_articolo=9819

Rovigo
- http://www.gazzettino.it/articolo_app.php?id=17083&se...=

Aosta
- http://www.paoloferrero.it/?p=1361
- http://www.adnkronos.com/IGN/Politica/?id=3.0.3241467513
- http://www.regione.vda.it/notizieansa/details_i.asp?id=64...

"Bella Ciao" su Wikipedia:
- http://it.wikipedia.org/wiki/Bella_ciao

"Bella Ciao" cantata dai Modena City Ramblers su youtube:
- http://www.youtube.com/watch?v=tU6t-CmF8l4

23/09/2008

Consigli per una bibliografia

657505406.jpgSegnalo questo testo:

"Diari di un partigiano ebreo - Gennaio 1940/Febbraio 1944", a cura di Guri Schwarz, edito da Bollati Boringhieri. [ibs.it]

I diari sono quelli di Emanuele Artom (1915-1944).

Il primo diario è il referto esistenziale di un giovane della borghesia ebraica torinese, refrattario al regime; il secondo documenta la clandestinità e la guerra partigiana, sino alla tragica fine: una tra le testimonianze più vive della Resistenza italiana ( da Alias n. 36/2008).

13/09/2008

Spirito di pacificazione e giudizio storico

Partigiani sfilano per le strade di milano [da Wikipedia]Appena pochi giorni dalla nascita di questo blog ed ecco tanta carne al fuoco….troppa e di pessima qualità.
Il neo sindaco della capitale Gianni Alemanno, nel corso di una visita a Gerusalemme, alla domanda se il fascismo sia stato o meno un male assoluto, ha risposto che il fascismo fu un fenomeno molto più complesso, a differenza delle leggi razziali che invece furono sì un male assoluto. Una bella picconata a quanto aveva all'opposto proclamato Gianfranco Fini, nel febbraio 2003 sempre a Gerusalemme, suscitando all’epoca non poche critiche da parte dell’ala più nostalgica di AN, ivi compreso Gianni Alemanno.
Appena 24 ore dopo, l'8 settembre, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, altro ex missino, ex AN ed ora pidiellino, nel corso della commemorazione della battaglia di Porta San Paolo, ha avvertito la necessità di ricordare anche chi combatté in quegli stessi giorni sull’altra sponda, citando a titolo d'esempio quei militari della Nembo che in buona fede erano convinti di battersi per la patria. Si è giustificato, il ministro, dicendo che altrimenti avrebbe fatto un torto alla propria coscienza.

Una prima considerazione...
Che le passioni giovanili, specie quelle politiche, siano dure a morire è un dato innegabile. Ed è altrettanto chiaro che chi è cresciuto, come Alemanno e La Russa, a pane, MSI e Fronte della Gioventù trovi difficile, dopo la svolta di Fiuggi, rimodellare il proprio intimo credo politico lasciandosi alle spalle una volta per tutte il fascino delle antiche ispirazioni. L'impressione è che nonostante la forma sia diversa, la sostanza ed il peso specifico di questo credo politico siano rimasti gli stessi.  Paradossalmente, anche se non è saggio vantarsi di non cambiare mai idea, si potrebbe intravedervi una certa coerenza. Secondo questa lettura, quindi, entrambe le dichiarazioni che tanto scalpore hanno sollevato in questi giorni, andrebbero considerate come semplici defaillance, reminiscenze sfuggite per caso o per distrazione. Un semplice e superabilissimo incidente di percorso, insomma.
Anche visti così, gli episodi in questione resterebbero comunque gravissimi, e l’esimente di un rigurgito inconscio e incontrollabile conterebbe assai poco.
Sia ben chiaro che Gianni Alemanno e Ignazio La Russa non si trovavano ad un comizio di AN, né ad una convention del Popolo delle Libertà e nemmeno, a troppo voler concedere, sui banchi di Montecitorio.
Voglio dire, non erano il sig. Alemanno o il sig. La Russa a parlare, ma erano il sindaco di Roma, intervistato mentre si trovava in visita ufficiale in uno stato estero, ed un ministro della Difesa che teneva il suo discorso durante la commemorazione di uno degli episodi più cruenti, drammatici e simbolici della Resistenza e della lotta di Liberazione.

Seconda considerazione…
Se si scarta l’ipotesi della semplice ingenuità – a mio avviso improbabile visto che i due non sono politici proprio di primo pelo - rimane quella del calcolo politico. Due i possibili obiettivi.
Il primo e più immediato è quello recuperare consensi nella (purtroppo) sempre più nutrita schiera di giovani estremisti di destra,  i cui referenti (La Destra e FN) sono oggi fuori dallo scenario principale della politica.
Il secondo obiettivo è più subdolo. Non è un mistero che l’attuale coalizione di governo durante la campagna elettorale avesse dichiaratamente posto fra le sue priorità, in caso di vittoria, quella di “togliere la retorica della Resistenza dai libri di scuola”. Per chi non lo ricordasse sono le testuali parole pronunciate dal candidato azzurro e noto bibliofilo Marcello Dell’Utri a pochi giorni dalle elezioni dello scorso aprile (>>). Assai significativamente anche quell’episodio, dopo aver solcato per alcuni giorni i media principali grazie all’indignata risposta del mondo della scuola, fu opportunisticamente derubricato a semplice ingenuità, senza trovare comunque una concreta smentita.

La questione è nota: si sente da sempre parlare di tempi maturi per una riappacificazione.
(A proposito, ma nessuno ricorda l’amnistia Togliatti? Non fu una scelta anche molto discussa  non dico per riappacificare, ma quantomeno per superare l’immediato rischio di uno scontro che avrebbe impedito al Paese di tornare a vivere?).
In ogni caso mi chiedo: ricordare in quella particolare occasione quanti operarono una scelta chiara, schierandosi a fianco delle truppe tedesche, significa davvero operare per una pacificazione? Oppure significa piuttosto aprire una breccia per appiattire i valori in campo, rimodellare la storia secondo il proprio credo, così da riabilitare di lì a poco anche quanti si schierarono con piena consapevolezza con l’esercito della RSI, benché fossero abbastanza chiare le differenze fra l’una e l’altra sponda.
Quanto sia distorta questa equazione (buona fede + motivazione patriottica = rispettabilità) lo ha spiegato con una battuta il sindaco di Venezia Massimo Cacciari il quale ha grottescamente suggerito di “rispettare” anche le SS, perché in fondo anche queste erano intimamente convinte di difendere la loro patria. 
E del resto è un'equazione inaccettabile perché tradisce superficialità ed ignora una terza, fondamentale variabile: i valori distribuiti in campo. Perché da una parte – vale la pena ricordarlo – c’erano gli ideali della Resistenza e dell’antifascismo, che sono confluiti nella nostra Costituzione. Dall’altra, invece, la prevaricazione, l’eliminazione del dissenso, il disconoscimento di ogni diritto della persona, fino al tragico sodalizio con il nazismo.
Se si trascura la variabile dei valori in campo si trasforma la lotta di Liberazione in un qualsiasi conflitto per il potere, in una guerra civile fra due schieramenti non così diversi l’uno dall’altro… Si finisce così con l’affermare che poteva vincere uno o poteva vincere l’altro… e che comunque non sarebbe cambiato nulla. Altro che revisionismo…Se la strada è questa siamo ad un passo dalla negazione stessa della Resistenza…!

Una mia personalissima riflessione finale: riconciliarsi oggi con quello che ieri è stato il tuo nemico non è affatto cosa deprecabile, non è un segno di debolezza, ma di grande dignità, di grande forza.
Intervistato dal quotidiano Repubblica, il presidente Carlo Azeglio Ciampi,  ha raccontato un episodio che riassume tutta la differenza che passa fra spirito di pacificazione e giudizio storico
Nel 1945 stava tornando a Firenze quando sul treno incontrò un suo compagno di scuola che dopo l’8 settembre aveva aderito alla RSI. Entrambi sapevano quanto le loro strade fossero state diverse ed erano consapevoli che appena due anni prima avrebbero potuto trovarsi l’uno contro l’altro.
Si guardarono negli occhi e, senza dirsi nulla, si alzarono e si abbracciarono.