Spirito di pacificazione e giudizio storico

Partigiani sfilano per le strade di milano [da Wikipedia]Appena pochi giorni dalla nascita di questo blog ed ecco tanta carne al fuoco….troppa e di pessima qualità.
Il neo sindaco della capitale Gianni Alemanno, nel corso di una visita a Gerusalemme, alla domanda se il fascismo sia stato o meno un male assoluto, ha risposto che il fascismo fu un fenomeno molto più complesso, a differenza delle leggi razziali che invece furono sì un male assoluto. Una bella picconata a quanto aveva all’opposto proclamato Gianfranco Fini, nel febbraio 2003 sempre a Gerusalemme, suscitando all’epoca non poche critiche da parte dell’ala più nostalgica di AN, ivi compreso Gianni Alemanno.
Appena 24 ore dopo, l’8 settembre, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, altro ex missino, ex AN ed ora pidiellino, nel corso della commemorazione della battaglia di Porta San Paolo, ha avvertito la necessità di ricordare anche chi combatté in quegli stessi giorni sull’altra sponda, citando a titolo d’esempio quei militari della Nembo che in buona fede erano convinti di battersi per la patria. Si è giustificato, il ministro, dicendo che altrimenti avrebbe fatto un torto alla propria coscienza.

Una prima considerazione…
Che le passioni giovanili, specie quelle politiche, siano dure a morire è un dato innegabile. Ed è altrettanto chiaro che chi è cresciuto, come Alemanno e La Russa, a pane, MSI e Fronte della Gioventù trovi difficile, dopo la svolta di Fiuggi, rimodellare il proprio intimo credo politico lasciandosi alle spalle una volta per tutte il fascino delle antiche ispirazioni. L’impressione è che nonostante la forma sia diversa, la sostanza ed il peso specifico di questo credo politico siano rimasti gli stessi.  Paradossalmente, anche se non è saggio vantarsi di non cambiare mai idea, si potrebbe intravedervi una certa coerenza. Secondo questa lettura, quindi, entrambe le dichiarazioni che tanto scalpore hanno sollevato in questi giorni, andrebbero considerate come semplici defaillance, reminiscenze sfuggite per caso o per distrazione. Un semplice e superabilissimo incidente di percorso, insomma.
Anche visti così, gli episodi in questione resterebbero comunque gravissimi, e l’esimente di un rigurgito inconscio e incontrollabile conterebbe assai poco.
Sia ben chiaro che Gianni Alemanno e Ignazio La Russa non si trovavano ad un comizio di AN, né ad una convention del Popolo delle Libertà e nemmeno, a troppo voler concedere, sui banchi di Montecitorio.
Voglio dire, non erano il sig. Alemanno o il sig. La Russa a parlare, ma erano il sindaco di Roma, intervistato mentre si trovava in visita ufficiale in uno stato estero, ed un ministro della Difesa che teneva il suo discorso durante la commemorazione di uno degli episodi più cruenti, drammatici e simbolici della Resistenza e della lotta di Liberazione.

Seconda considerazione…
Se si scarta l’ipotesi della semplice ingenuità – a mio avviso improbabile visto che i due non sono politici proprio di primo pelo – rimane quella del calcolo politico. Due i possibili obiettivi.
Il primo e più immediato è quello recuperare consensi nella (purtroppo) sempre più nutrita schiera di giovani estremisti di destra,  i cui referenti (La Destra e FN) sono oggi fuori dallo scenario principale della politica.
Il secondo obiettivo è più subdolo. Non è un mistero che l’attuale coalizione di governo durante la campagna elettorale avesse dichiaratamente posto fra le sue priorità, in caso di vittoria, quella di “togliere la retorica della Resistenza dai libri di scuola”. Per chi non lo ricordasse sono le testuali parole pronunciate dal candidato azzurro e noto bibliofilo Marcello Dell’Utri a pochi giorni dalle elezioni dello scorso aprile (>>). Assai significativamente anche quell’episodio, dopo aver solcato per alcuni giorni i media principali grazie all’indignata risposta del mondo della scuola, fu opportunisticamente derubricato a semplice ingenuità, senza trovare comunque una concreta smentita.

La questione è nota: si sente da sempre parlare di tempi maturi per una riappacificazione.
(A proposito, ma nessuno ricorda l’amnistia Togliatti? Non fu una scelta anche molto discussa  non dico per riappacificare, ma quantomeno per superare l’immediato rischio di uno scontro che avrebbe impedito al Paese di tornare a vivere?).
In ogni caso mi chiedo: ricordare in quella particolare occasione quanti operarono una scelta chiara, schierandosi a fianco delle truppe tedesche, significa davvero operare per una pacificazione? Oppure significa piuttosto aprire una breccia per appiattire i valori in campo, rimodellare la storia secondo il proprio credo, così da riabilitare di lì a poco anche quanti si schierarono con piena consapevolezza con l’esercito della RSI, benché fossero abbastanza chiare le differenze fra l’una e l’altra sponda.
Quanto sia distorta questa equazione (buona fede + motivazione patriottica = rispettabilità) lo ha spiegato con una battuta il sindaco di Venezia Massimo Cacciari il quale ha grottescamente suggerito di “rispettare” anche le SS, perché in fondo anche queste erano intimamente convinte di difendere la loro patria. 
E del resto è un’equazione inaccettabile perché tradisce superficialità ed ignora una terza, fondamentale variabile: i valori distribuiti in campo. Perché da una parte – vale la pena ricordarlo – c’erano gli ideali della Resistenza e dell’antifascismo, che sono confluiti nella nostra Costituzione. Dall’altra, invece, la prevaricazione, l’eliminazione del dissenso, il disconoscimento di ogni diritto della persona, fino al tragico sodalizio con il nazismo.
Se si trascura la variabile dei valori in campo si trasforma la lotta di Liberazione in un qualsiasi conflitto per il potere, in una guerra civile fra due schieramenti non così diversi l’uno dall’altro… Si finisce così con l’affermare che poteva vincere uno o poteva vincere l’altro… e che comunque non sarebbe cambiato nulla. Altro che revisionismo…Se la strada è questa siamo ad un passo dalla negazione stessa della Resistenza…!

Una mia personalissima riflessione finale: riconciliarsi oggi con quello che ieri è stato il tuo nemico non è affatto cosa deprecabile, non è un segno di debolezza, ma di grande dignità, di grande forza.
Intervistato dal quotidiano Repubblica, il presidente Carlo Azeglio Ciampi,  ha raccontato un episodio che riassume tutta la differenza che passa fra spirito di pacificazione e giudizio storico
Nel 1945 stava tornando a Firenze quando sul treno incontrò un suo compagno di scuola che dopo l’8 settembre aveva aderito alla RSI. Entrambi sapevano quanto le loro strade fossero state diverse ed erano consapevoli che appena due anni prima avrebbero potuto trovarsi l’uno contro l’altro.
Si guardarono negli occhi e, senza dirsi nulla, si alzarono e si abbracciarono.

Spirito di pacificazione e giudizio storicoultima modifica: 2008-09-13T02:03:00+02:00da facsoget
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2 pensieri su “Spirito di pacificazione e giudizio storico

  1. Mis cuso ma ho inviato in precedenza e per errore una bozza. Mario Foglieni
    Ciao, sono nato nel 1946 col dna di sx. Nel 77 ho costituito la sezione del PCI nel mio paese, nel 1980 l’ho lasciata per la mancanza di respiro nel PCI.
    Sono rimasto e sono di sinistra ma, per rispondere a La Russa e a Alemanno, comunque ampiamente e lgittimamente eletti anche da gente mai stata fascista, e nemmeno di destra, non bisogna scomadare nè la Resistenza ne le Sofferenze e le Brutalità della avvenute nel vent’ennio e Guerra. E una riflessione ai giovani Morti della Repubblica di Salò, non stavolge assolutamente le Coscienze di nessuno, nemmeno di quelli di sinistra che allo stato attuale sono allo sbando completo, senza più una identità o dei dogmi di sinistra da seguire ! E senza dogmi, ai quali si era abituati, bisogna fare uno sforzo e vedere i fatti – dopo 65 anni – come analisi di storia e non più come tifoseria. Gli Storici, quando chiariscono, criticano o condannano alcuni fatti di Storia, non vogliono rifarla perchè quel che è stato è stato e i fatti non li cambia nessuno men che meno 65 anni dopo. Ma i Giovani Morti, in divisa e da ambo le parti, sono semplicemente dei Giovani Morti. Altro è condannare chi li fagogitati e armati; ma per quest’ultima riflessione, bisogna ammettere che anche a sinistra moltissimi giovani sono stati fagogitati, armati e lanciati nel vuoto. Anche a Guerra finita purtroppo !
    by mr greco 46

  2. Mi sembra condivisibile l’idea che si debba rivolgere un umano e religioso pensiero per coloro che sono morti durante il tragico evento della guerra, da qualunque parte essi combattessero. Vite spezzate da un folle conflitto. Però mi sembra anche giusto sottolineare molto brevemente che l’8 settembre 1943 fu reso noto, per voce di Pietro Badoglio, Capo del Governo italiano, l’armistizio con le forze anglo-americane. Pertanto lo Stato italiano aveva fatto una scelta ben chiara e chi decise di combattere per la Repubblica Sociale Italiana, stato fantoccio agli ordini di una potenza occupante, fece una scelta sbagliata che ancora oggi non possiamo dimenticare o giustificare.

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